La vita dietro Atoka: Barbara Oizmud fotografa il team di SpazioDati

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Qualche volta accadono, quasi per caso, esperienze fuori dagli schemi che ti lasciano il segno. È successo a inizio dicembre, quando è venuta a trovarci qui a Trento la fotografa Barbara Oizmud e Massimiliano Ferrini, uno degli organizzatori del festival Art On.

I due erano chiamati a compiere una vera e propria impresa: un servizio fotografico (nel gergo, shooting) del team di SpazioDati. Ora, chiunque ci conosca sa che gli uomini e le donne di SpazioDati sono come le particelle in moto browniano: non stanno mai fermi.

C’è chi è a Bari con dei clienti, chi a Milano con altri clienti, chi è andato all’ufficio di Pisa, chi sta correndo a Roma per un seminario, chi sta tornando da Dublino… E quando queste particelle stanno ferme, stanno ferme davvero. Congelate di fronte a un monitor, immobili. E guai chi prova a schiodarle dal codice con cui sono alle prese.

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Barbara però è riuscita in un’impresa ardua anche per i fisici del Cern: è riuscita a fotografare le particelle. Diciamolo subito: Barbara è una fotografa speciale. Un’artista dello scatto che riesce a combinare un grandissimo fiuto emotivo con un senso pazzesco degli spazi e delle geometrie. E poi ha grinta da vendere (caratteristica che, immagino da non addetto ai lavori, sia un must per i veri fotografi: se non mi credete, date un’occhiata al backstage dell’ultimo lavoro di una certa Annie Leibovitz).

Barbara, peraltro, vanta un curriculum di assoluto rispetto: ha lavorato con Wired Italia (che per noi di SpazioDati è una rivista-mito) e con altri magazine importanti come Vanity Fair e GQ; ha immortalato artisti come Max Gazzè e Marracash; ha esperienza con il mondo del cinema e della TV… e alla fine è venuta a fotografare pure noi ☺

«Abbiamo conosciuto Barbara grazie al festival itinerante Art-on, che quest’anno ha avuto luogo a Cascina, in provincia di Pisa – racconta Gabriele Antonelli, presidente di SpazioDati – Barbara era tra gli artisti che hanno partecipato all’evento, SpazioDati uno degli sponsor del festival. E abbiamo subito capito che tra il suo stile fotografico (unico, devo dire) e la nostra filosofia d’azienda c’erano forti affinità».

Dato che la fotografa era d’eccezione, anche lo sfondo delle fotografie doveva essere speciale. Perciò abbiamo proposto a Barbara di realizzare lo shooting in una delle location più belle di Trento: gli esterni e gli interni del Muse, l’innovativo museo delle scienze progettato da Renzo Piano (a proposito, un ringraziamento di cuore al Direttore Michele Lanzinger e a tutto lo staff del MUSE, che ha dimostrato una disponibilità fuori dal comune). Barbara ha accettato, e lo shooting ha infine avuto inizio, con lei concentratissima, Massimiliano che vegliava come un falco sulle attrezzatura e continuava a usare il suo super-potere (l’ubiquità), e noi particelle che cercavamo di darci un tono.

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È stata una giornata faticosa. Una delle lezioni di questa esperienza è stata che chiunque può fare una foto, ma che scattare una fotografia è tutt’altra cosa. È un’Arte, e come tale richiede pazienza, talento, dedizione, un po’ di pugno di ferro e tantissima preparazione: quindi grazie di nuovo Barbara!

La seconda lezione, la più importante, ha però riguardato noi. Noi team di SpazioDati, voglio dire. Ora: capita a tutti, nel corso della vita, di partecipare a una foto di gruppo. Si comincia in prima elementare, di solito, con la foto di classe, e si continua con le foto sul campetto di calcio (o di basket, o pallavolo), le foto al ritiro scout, le foto in gita e così via, sino ad arrivare alle ingessatissime, e spesso fantozziane, foto aziendali.

Beh, questa volta non è stata la solita foto aziendale. Non solo perché dietro l’obiettivo c’era una fotografa in gamba come Barbara, o perché la scenografia era targata Renzo Piano, ma perché lo spirito tra di noi non era quello da classica foto aziendale. Aveva una consistenza, un “sapore” e un “colore” diverso. Era lo spirito di un team di particelle ben affiatate, di una squadra che non sempre vince le partite ma si impegna ogni giorno al massimo, perché “sa che la vita è questione di centimetri”. Insomma, lo spirito di una compagine, per usare un termine arcaico ma che rende bene l’idea. So che può sembrare retorico, però è così.

Buone feste a tutti!

PS: dato che un’immagine vale più di mille parole, qui sotto (e nel resto del post) qualche foto del backstage.

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La redazioneLa vita dietro Atoka: Barbara Oizmud fotografa il team di SpazioDati
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