UK leader dell’innovazione, e il caso dell’Oxfordshire, hub hi-tech

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Nel 1965 il Regno Unito era una potenza industriale di tutto rispetto: quinto produttore al mondo di acciaio, quarto di carbone, terzo nella costruzione di navi. I fasti dell’Inghilterra “officina del mondo” erano ormai tramontati, ma il Regno Unito restava uno dei paesi più industrializzati, seppur all’ombra degli Stati Uniti e, a seconda del settore, dell’URSS, della Germania ovest, del Giappone e persino di un paese emergente, la Repubblica Popolare Cinese. Oggi l’industria contribuisce al PIL britannico per appena un quinto del totale (una delle percentuali più basse tra i grandi player internazionali), e il Regno Unito non è più leader né nella produzione di navi, né in quella di carbone o acciaio, superato da paesi emergenti come l’India, la Turchia, il Messico.

Il Regno Unito del 2018 è un’economia sempre più orientata ai servizi e al manifatturiero ad alta intensità di innovazione. Non è una novità: si tratta di un processo di lungo respiro, iniziato alla fine del XX secolo, in concomitanza con le profonde trasformazioni economiche e politiche del paese: se all’inizio degli anni ‘70 le industrie ad alta tecnologia contribuivano ad appena un sesto dell’export manifatturiero britannico, nella prima metà degli anni ‘90 questa percentuale rasentava già un terzo del totale; oggi il Regno Unito è considerato uno dei paesi più innovativi del mondo, ed è leader in settori ad alta intensità di tecnologia come il biotech, le ICT, i nuovi materiali, le energie pulite. Tra i principali poli tecno-scientifici del paese c’è la città di Oxford (circa 154mila abitanti), famosa nel mondo per la sua università rinomata.

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In questi anni SpazioDati ha potuto verificare di prima mano, attraverso delle sofisticate metodologie di mappatura, il primato innovativo di Oxford, e della sua gemella Cambridge, per esempio in un settore variegato ma cruciale quale quello della Digital Health (per approfondire il tema, si veda qui). E del resto basta esaminare la struttura dell’economia dell’Oxfordshire (la contea nell’Inghilterra del Sudest di cui Oxford è capoluogo) per capire la particolare natura di questo territorio, ricco di verde, antiche dimore e soprattutto “materia grigia”; non a caso le autorità e gli imprenditori oxoniensi amano ripetere che quasi sette posti di lavoro su dieci sono in settori knowledge-intensive.

Secondo i dati del motore di ricerca sulle aziende britanniche Atoka, delle oltre 38mila imprese che hanno sede legale nella contea ben 8.553 aziende appartengono al SIC M (professional, scientific and technical activities), quasi il 23% del totale: una percentuale superiore al 16% che si riscontra invece nel Regno Unito a livello complessivo. Un’altra anomalia (positiva) dell’Oxfordshire è che la seconda più affollata categoria di imprese è il SIC J (information and communication), con ben 4.505 aziende; e in effetti la contea è ricca di startup e aziende high-tech, attive in particolare nel biomedicale, nella cybersecurity, nei videogiochi, nella produzione di app, nell’edtech…

Le sole startup digitali danno lavoro, a seconda delle stime, a 20-25mila persone: un dato molto significativo considerando che la popolazione residente nel 2016 toccava le 683mila persone.1 Non a caso, se si analizzano con Atoka i siti web delle aziende della contea, emerge che le imprese che menzionano “big data” nei propri siti sono 104 (più che in tutta l’Eastern Scotland, o nell’intero Galles), mentre quelle che citano l’avanzatissima tecnica di editing genetico “CRISPR” sono 8 (in proporzione più che nella megalopoli Londra, dove ha sede un’azienda britannica su quattro, o nel milanese). D’altro canto, la passione oxoniense per il futuro ha radici antiche: già nel XIII secolo uno dei pionieri del metodo scientifico, il monaco Ruggero Bacone, che qui visse e insegnò, immaginava macchine volanti, navi senza rematori e carri non trainati da animali…

L’Oxfordshire offre alle imprese hi-tech un validissimo ecosistema dell’innovazione. Oltre al celeberrimo ateneo, che le graduatorie internazionali classificano come uno dei migliori del mondo, la contea vanta un’altra università di rilievo mondiale e grossi centri di ricerca, parchi high-tech, cliniche universitarie ed ottimi collegamenti con Londra, capitale del VC europeo (basta un’ora di treno per arrivare alla stazione londinese di Paddington). Naturalmente il capitale umano locale è tra i più qualificati del Regno Unito: il 51,7% della popolazione della contea tra i 16 e i 64 anni ha una laurea o un livello di formazione superiore, contro il 41,4% della popolazione della regione e il 38,2% britannico. Ancora, la città di Oxford non conosce rivali (eccetto la città gemella di Cambridge) quanto a percentuale di laureati, superando persino la Grande Londra, e numerose capitali dell’Europa continentale.

L’economia della contea è una delle più interessanti del Regno Unito. Nel 2017 la paga settimanale lorda è stata di oltre 632 sterline, contro le 597 sterline regionali e le 553 sterline nazionali.3 Particolarmente vitale l’economia di Oxford, che del resto è anche la sede del governo locale, ed è una delle città più turistiche del Regno Unito: merito delle famose “guglie sognanti”, ma anche dei suoi giardini curatissimi, dei suoi musei venerandi e del fascino dei suoi blasonati college (fucina di primi ministri, capi di stato, scienziati e tecnologi di fama). A Oxford sta anche prendendo piede il “tecno-turismo”, dato che il ricco calendario di eventi dedicati alle startup, all’innovazione e alla tecnologia attira curiosi da tutto il paese.

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Sempre in base ai dati di Atoka, al terzo posto per numero di aziende c’è il SIC N (administrative and support service activities), con 3.846 rappresentanti. A seguire c’è il SIC F, quello delle aziende delle costruzioni: si tratta di 3.425 imprese, in proporzione più che nella Grande Londra. E in effetti negli ultimi anni questo settore ha beneficiato di un boom dei prezzi immobiliari che ha trasformato Oxford in una delle piazze più costose (in rapporto al reddito pro capite locale) del Regno Unito. Il boom è frutto di diversi fattori convergenti: lo sviluppo dell’ecosistema innovativo locale, il pendolarismo da Londra, la folta e spesso abbiente comunità universitaria… e la presenza, nella zona, di importanti aziende del settore automotive.

Ad esempio alla periferia di Oxford ha sede uno dei più antichi stabilimenti d’auto del Regno Unito, mentre nel resto della contea opera un numero limitato di aziende automotive, ma di grande prestigio e dinamismo (ad esempio, produttori di vetture da corsa). In totale le aziende del manifatturiero (SIC C) nell’Oxfordshire sono 1.815: appena l’1% di tutte le imprese manifatturiere britanniche.

 

fonte:Office for National Statistics  (public sector information licensed under the Open Government Licence v3.0)

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