Ridurre il gender gap nelle aziende facendo parlare i dati

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Oggi è l’8 marzo, la festa della donna. Tra un mazzo di mimose e una scatola di cioccolatini, è bene ritagliarsi un po’ di tempo per riflettere su come siamo messi, in Italia e nel mondo, quanto a parità tra uomini e donne. Magari facendoci aiutare dai dati.

In un articolo pubblicato su Gli Stati Generali, Michele commenta un articolo di un ente di grande rilevanza, il World Economic Forum, dall’eloquente titolo “Which European countries have the biggest gender pay gaps“? Nell’articolo scopriamo che nell’Unione Europea la differenza tra il salario orario lordo medio di un uomo e quello di una donna è pari al 16,4%. Il gap salariale peggiora in alcuni paesi, a cominciare dall’Estonia, dove una donna guadagna il 30% in meno di un uomo.

Il secondo paese con maggiori differenze è l’Austria; qui il gap è pari al 23%. Ecco poi la Repubblica Ceca, con il 22,1%, mentre la Germania guidata dalla cancelliera Angela Merkel è al quarto posto (21,6%). Quinta è la Slovacchia, con una differenza del 19,8%, ma la tallona il Regno Unito con il 19,7%.

Per fortuna ci sono anche paesi più virtuosi. Su tutti, la piccola Slovenia, dove la differenza tra lo stipendio di uomini e donne è di appena il 3,2%. Il paese centroeuropeo è anche al nono posto nel Global Gender Gap Index, che misura i paesi con il maggior tasso di uguaglianza di genere. In questa graduatoria, anch’essa targata World Economic Forum, il podio è occupato (sorpresa?) da tre paesi nordici (Islanda, Norvegia e Finlandia), con la Svezia al quarto posto, l’Irlanda al quinto e il Ruanda al sesto.

Se nel Global Gender Gap Index l’Italia fa maluccio (è al 41° posto), quanto a differenza di paga tra signore e signori fa molto meglio: il gap è del 7,3%, una cifra che fa ben figurare il nostro paese in Europa e nel mondo. Una rondine però non fa primavera: purtroppo c’è ancora molta strada da percorrere per raggiungere la reale parità nel mondo del lavoro e del business.

Lo mostrano anche i dati che SpazioDati ha trovato qualche mese fa con la prima storia #PoweredByAtoka, nel tentativo di capire quanto contassero le donne nelle stanze dei bottoni delle aziende italiane.
Abbiamo pubblicato i dati e la metodologia adottata in quell’approfondimento in un notebook IPython, utile per gli addetti ai lavori.

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