Qual è la semantica delle aziende manifatturiere italiane? Un po’ di dati con Atoka

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Le aziende italiane attive nel manifatturiero (codice Ateco C) sono oltre mezzo milione. Il dato non stupisce, considerando che l’Italia è il secondo paese manifatturiero d’Europa: solo la Germania ci precede. Ben il 16% del nostro PIL deriva dal manifatturiero, che infatti è uno dei principali datori di lavoro nazionali, e un importante driver di innovazione tecnologica e di processo.

Le aziende manifatturiere italiane si concentrano, com’è noto, nel Centronord. Sotto la tabella con le prime 10 province per numero di imprese attive in questo macro-settore: si tratta soprattutto di territori del Nordovest e del Nordest, ma figurano pure le province di Roma, Napoli e Firenze.

Provincia italianaNumero aziende manifatturiere
Milano36.692
Roma25.292
Napoli23.461
Torino18.832
Firenze14.636
Brescia14.627
Vicenza12.867
Bergamo11.550
Padova10.844
Treviso10.764

Qual è la semantica di queste imprese? Quali sono le parole-chiave che più le caratterizzano? Grazie ad Atoka, motore di ricerca su 6 milioni di aziende italiane, è possibile conoscere il lessico delle aziende manifatturiere del paese, attraverso l’analisi semantica di una grande quantità di sorgenti-dati associate a loro, ad es. social media, siti internet e così via, sulla base di alcuni parametri di occorrenza predeterminati. Uno strumento molto utile per conoscere meglio un macro-settore produttivo vastissimo, cruciale per l’economia italiana, ma anche estremamente variegato e strutturato, che si articola in ben 23 settori Ateco (dall’Ateco 10 Industrie alimentari all’Ateco 33 Riparazione, manutenzione e installazione di macchine e apparecchiature).

Le parole-chiave includono termini generici del mondo della metallurgia e della fabbricazione di prodotti in metallo come “alluminio”, “ferro”, “acciaio”, “acciaio inossidabile”, “industria pesante”, “lavorazione dei metalli”, nonché “saldatura”, “tornitura” e “fresatura”; riferimenti al mondo della fabbricazione di macchinari, come appunto “macchina”; ci si imbatte in termini propri dell’industria agroalimentare, quali “pane”, “pasta”, “forno”, e dell’industria del mobile (ad alta intensità di creatività intellettuale e manuale) come “arredamento”, “falegname”, “design”; infine, non mancano i riferimenti al mondo della moda e del tessile (“abbigliamento”).

In altre parole, la semantica individuata da Atoka sembra rispecchiare perfettamente i cavalli di battaglia dell’export italiano (sintetizzabile, con una battuta, nelle quattro M di macchine, moda, mobili e mangiare). Basti pensare, del resto, che le sole esportazioni di macchinari e mezzi di trasporto superano i 100 miliardi di euro, e quelle alimentari i 40 miliardi.

Le aziende attive nella fabbricazione di prodotti in metallo (esclusi macchinari e attrezzature) sono comprese nel settore Ateco 25. Che in effetti fa la parte del leone nell’ambito del manifatturiero: sono oltre 100mila le aziende appartenenti all’Ateco 25 (un quarto delle quali concentrato nella sola Lombardia). La semantica, qui, è eloquente: è un lessico che unisce, ai concetti più generici del settore già riportati sopra, ulteriori termini della tecnica e dell’ingegneria (“tranciatura”, “alesatura”, “sabbiatura”, “punzonatura”, “zincatura”, “trattamento termico”), e rimandi ai prodotti finali (“lamiera”, “serrande”, “balaustra”, “cancello”).

Piuttosto affollato è l’Ateco 10, Industrie alimentari. Qui le aziende in questione sono quasi 68mila, e si concentrano soprattutto nel Centrosud, a partire dalla Sicilia (quasi 9mila) e dalla Campania (oltre 8mila). La semantica è fatta di parole-chiave che hanno reso grande lo stile alimentare italiano all’estero: ecco dunque “pasta”, “biscotti”, “pasticceria”, “salumi”, “olio d’oliva”, “formaggio”, “gelato”; i riferimenti a specialità come la “focaccia”, i “taralli”, la “pizza”, la “mozzarella”; i rinvii a processi come “molitura” e “torrefazione”. Si percepisce l’importanza del saper fare italiano, e del nostro patrimonio gastronomico, specie quello delle regioni del Mezzogiorno.

Un altro Ateco interessante è il 31 (fabbricazione di mobili), dove lavorano più di 24mila aziende (e qui, ovviamente, Lombardia e Veneto spiccano su ogni altra regione, e la provincia di Monza-Brianza brilla su tutte, seguita dalla provincia di Treviso e da quella di Milano). La semantica comprende la nomenclatura dei prodotti (da “divano” a “sedia”, da “poltrona” ad “armadio”), i nomi dei materiali, spesso pregiati (come “massello” o “noce”), i rinvii alle tecniche (“boiserie”, “ebanisteria”).


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