L’universo del fare vino italiano, nei dati Atoka

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L’Italia è la terra del vino. Lo era duemila anni fa, quando il leggendario Falernum e il celebre Mamertinum venivano esportati in tutta Europa, e lo è ancora oggi. Secondo i dati ricavati con Atoka le aziende vinificatrici della penisola sono quasi 45mila: 43mila appartengono all’Ateco 01.21 (coltivazione di uva)[1], 1.174 sono aziende impegnate nella produzione di vini da tavola e v.q.p.r.d. – acronimo che indica il vino di qualità prodotto in regione determinata – (Ateco 11.02.1), e 154 sono le aziende che invece producono spumante e altri vini speciali (Ateco 11.02.2).

Da Bolzano a Siracusa, non c’è territorio dove non si produca vino, ma sono tre le regioni italiane che primeggiano per numero di aziende: il Piemonte del Barolo e del Nebbiolo (6.692 aziende), il Veneto del Prosecco e dell’Amarone (6.587), la Sicilia dei rossi potenti e dei vini dolci (5.691).

E a livello di province? In questo caso la supremazia del terzetto di regioni citate cede il passo a un panorama più sfumato, dove emergono anche altre capitali del vino italiano, come Asti e Trento. Come si può vedere nella tabella sotto, che mostra le prime 10 province del paese per numero di aziende attive nella produzione di vino, rispondono all’appello territori da tutte le macroregioni italiane: nordest (Treviso, Verona, Trento), isole (Trapani), centro (Chieti), nordovest (Asti, Cuneo, Alessandria), sud (Taranto, Benevento).

 

Provincia Numero di aziende
Treviso 3.132
Trapani 2.926
Asti 2.507
Cuneo 2.466
Verona 2.160
Trento 1.572
Chieti 1.477
Alessandria 1.392
Taranto 1.317
Benevento 1.185

 

Se però prendiamo in considerazione solo le aziende di cui si conoscono i bilanci, e che hanno i ricavi in crescita, allora la classifica muta, e non poco. Al primo posto balza la provincia di Treviso, che beneficia senz’altro del boom planetario del Prosecco, e al secondo ci si imbatte in Verona, la terra dell’Amarone, ma tallonata dalle province di Firenze, Siena e Trapani.

 

Provincia Numero di aziende con i ricavi in crescita
Treviso 71
Verona 40
Siena 49
Trapani 46
Firenze 45
Brescia/Chieti 36
Roma/Foggia 32
Taranto 31
Cuneo 29

 

Come nel resto dell’agricoltura italiana, anche nel settore della vinificazione prevalgono in modo molto massiccio le imprese individuali (37.890); seguono le società semplici (2.936), mentre al terzo posto figurano le srl (1.675). Sono attive, poi, anche delle spa, che ammontano in tutto a 119, e che hanno sede soprattutto nelle roccaforti del fare vino italiano: nel veronese (12), nel trevigiano (9), nel trapanese (8), nel fiorentino (7) ecc…

È interessante notare come le aziende della vinificazione abbiano una certa inclinazione per l’innovazione. Una prova è il tasso di digitalizzazione; mentre a livello generale solo il 3,2% delle aziende agricole italiane ha un sito web, e appena lo 0,3% un e-commerce, nel caso delle aziende che fanno vino i dati sono più alti: l’11% è presente in rete con un sito web, e l’1,1% ha un negozio online.

Sinora si è parlato di aziende vinificatrici italiane. Com’è noto, uno dei più importanti eventi dedicati al vino è il Vinitaly, straordinaria vetrina per tutte le aziende che vi partecipano. La kermesse veronese costituisce però anche un canale privilegiato per approcciare il meglio del “far vino” italiano. E infatti pure all’edizione 2018 hanno partecipato imprese d’eccellenza da ogni angolo d’Italia; in testa per numero di imprese presenti 4 regioni del Centronord: il Piemonte, la Toscana, il Veneto e la Lombardia, dalle quali proveniva un’azienda su due. La provincia con più aziende era Cuneo (359 aziende), la seconda era Siena (314), mentre al terzo posto figurava la padrona di casa Verona (245); e a proposito del senese, è interessante notare come, secondo le risultanze ottenute analizzando i dati raccolti dal web, il CAP col maggior numero di aziende alla kermesse fosse il 53024, ossia quello del comune senese di Montalcino, rinomato per il pregiato Brunello.

Com’è stato detto, nella galassia della produzione italiana di vino le aziende individuali sono molte di più delle società semplici o delle srl; al Vinitaly, invece, aziende individuali ed srl più o meno si equivalevano: le prime erano poco più di un migliaio e le seconde poco più di ottocento. E, dato ancora più interessante che testimonia la qualità delle aziende presenti alla kermesse, delle 1.349 partecipanti di cui si conoscono i ricavi, 815 (ossia poco più del 60%) vantano ricavi in crescita, e appena 455 in diminuzione. Insomma, il vino di qualità tira, e molto. In questo caso le province con il maggior numero di aziende con i ricavi in crescita sono Treviso (55), Verona (38), Cuneo (34), Siena (30), Brescia e Firenze (29), Bolzano (24).

Un settore vitale, era quello in vetrina al Vinitaly 2018. Merito, senza dubbio, anche di una forte spinta a innovare: e non soltanto a livello di prodotto e di organizzazione dell’azienda, ma anche a livello di marketing e comunicazione; per esempio, l’85% di imprese presenti alla kermesse scaligera possiede un sito web, e quasi l’11% un e-commerce… dati molto superiori a quelli registrati a livello nazionale.

Infine, la semantica. Alcune delle parole-chiave delle aziende presenti al Vinitaly sono molto generiche, come “vigneti”, “vinificazione”, “viticoltura”, “cantina”, altre rimandano al lessico specialistico (“terroir”, “barrique”, “bouquet”), numerose a grandi vitigni e vini (“Barbera”, “Amarone della Valpolicella”, “Pinot”, “Barolo”, “Vermentino”, “Prosecco”, “Malvasia”…). Se però si prendono in considerazione solo le aziende con i ricavi in crescita, allora le parole-chiave mutano un po’: restano ben in sella nomi come “Prosecco” e “Malvasia”, ma ci si imbatte in vini e vitigni, spesso del sud o delle isole, quali “Primitivo”, “Cannonau”, “Passopisciaro”, “Susumaniello”, “Cagnulari”, “Greco di Tufo”, “Vernaccia”, “Ruché di Castagnole Monferrato”.

Considerando le peculiarità della vinificazione, sono prese in considerazione soltanto aziende agricole con almeno un dipendente (una delle funzionalità di Atoka). È improbabile che un’azienda agricola impegnata nella coltivazione d’uva possa produrre anche vino senza almeno un dipendente, se non in quantità molto esigue.

La redazioneL’universo del fare vino italiano, nei dati Atoka
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