Un po’ di dati sull’industria delle bibite e delle acque minerali, con Atoka

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In estate, si sa, i consumi di analcolici schizzano alle stelle: acque minerali di ogni tipo, gazzose, aranciate, cole, chinotti, limonate, acque toniche… Gli italiani, del resto, sono degli accaniti consumatori sia di acque minerali, sia dei cosiddetti soft drink. Il settore, nel suo complesso, può essere identificato con il codice Ateco 11.07 (industria delle bibite analcoliche, delle acque minerali e di altre acque in bottiglia).

Secondo i dati ricavati con Atoka, motore di ricerca su 6 milioni di aziende, in Italia le imprese appartenenti all’Ateco 11.07 sono 545. E a differenza di quanto accade con altri settori, le imprese dell’industria delle bibite analcoliche e delle acque minerali non si concentrano in una o due macroregioni.

Tra le prime dieci regioni per numero di aziende figurano Lombardia e Piemonte (nordovest), Campania, Calabria e Puglia (sud), Lazio e Toscana (centro), Veneto (nordest), Sicilia e Sardegna (isole), come si può vedere nella tabella sotto:

RegioneNumero di imprese dell’Ateco 11.07
Lazio/Lombardia72
Campania61
Sicilia53
Calabria51
Toscana28
Sardegna24
Piemonte23
Veneto22
Puglia18

Questa è invece la graduatoria delle prime dieci province. Dominano i territori del sud, anche se non mancano territori di altre macroregioni.

ProvinciaNumero di imprese dell’Ateco 11.07
Roma59
Milano39
Napoli32
Cosenza18
Reggio Calabria17
Messina15
Caserta14
Catanzaro13
Catania/Salerno12

Data la complessità del settore, le aziende sono soprattutto srl (52%), ma non mancano le spa (13%), le sas (7%) ecc. Degna di nota la presenza di un 12% di imprese individuali. Come si diceva sopra, l’industria delle bibite analcoliche e delle acque minerali è nel complesso in buona salute; delle 224 aziende di cui si conoscono i ricavi, quasi il 45% di esse vanta ricavi in crescita, e soltanto il 24,5% in calo. È un settore dove sembra esserci ancora spazio per l’innovazione: sono 7, infatti, le startup innovative, concentrate in tre regioni (Lombardia, Calabria, Veneto).

Ovviamente le imprese dell’Ateco 11.07 tendono a generare un buon livello di occupazione. Non a caso sono ben 127 le aziende a vantare almeno dieci dipendenti.

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120 vantano ricavi per almeno un milione di euro.

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Eloquenti, per conoscere meglio quest’industria, le parole chiave. Com’è noto, grazie ad Atoka è possibile conoscere il lessico delle aziende italiane, attraverso l’analisi semantica di una significativa quantità di sorgenti-dati associate a loro, ad es. social media, siti internet e così via, sulla base di alcuni parametri di occorrenza predeterminati.

Il lessico dell’industria delle bibite analcoliche e delle acque minerali sa – ovviamente – di chimica (ad es. “residuo fisso”, “sodio”, “bicarbonato”, “alcalinità”, “calcio”, “magnesio”, “sali minerali”, “anidride carbonica” ecc.), ma è ricco anche di termini medici (come “diuresi” e “digestione”), e di parole del quotidiano, a noi familiari sin dall’infanzia (“ginger beer”, “chinotto”, “limonata”, “spuma”, “aranciata”, “succo di frutta”, “sciroppo”, “cola” ecc.). Ancora, ci si imbatte in concetti legati al processo industriale (per es. “imbottigliamento”) e persino in rimandi al mondo degli alcolici (“sidro”, “birra”, “spumante”). Nel complesso, un lessico ricco, per un settore con molte anime.

Infine, un paio di dati sull’attenzione al digitale. Quasi il 28% delle aziende ha un sito web, e l’1,6% un e-commerce.

La redazioneUn po’ di dati sull’industria delle bibite e delle acque minerali, con Atoka
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