Dati e fatti dalla Greater Manchester, opportunità di business per le aziende italiane.

manchester-1.jpg

“Manchester is as great a human exploit as Athens”. Così diceva un personaggio del romanzo Coningsby, scritto nel 1844 nientemeno che da Benjamin Disraeli, futuro primo ministro britannico. In effetti nel XIX secolo Manchester stava all’Europa come la Silicon Valley sta oggi al mondo: una fucina di innovazione dirompente, un grande laboratorio a cielo aperto di nuove tecnologie e culture.

Alexis de Tocqueville, visitando Manchester nel 1835, ne rimase sconvolto: “Una sorta di fumo nero copre la città. Il sole visto attraverso di esso sembra un disco senza raggi […] Qui l’umanità raggiunge il suo sviluppo più completo, e il più brutale; qui la civiltà opera i suoi miracoli, e l’uomo civilizzato è trasformato quasi in un selvaggio”.

Dati e fatti dalla Greater Manchester

Una shock city, ecco cos’era Manchester due secoli fa. La culla della Rivoluzione industriale. Qui fu costruito il primo cotonificio della storia (nel borgo di Royton, oggi a mezz’ora di auto dal centro cittadino), la prima vera ferrovia, il primo servizio di bus. Ancora nel 1957, finita ormai da un pezzo la Rivoluzione industriale, lo storico Alan Taylor scriveva: “Manchester è l’unica città inglese che può guardare Londra negli occhi, non come mera capitale regionale, ma come una versione alternativa del modo in cui gli esseri umani dovrebbero vivere in una comunità”.

Oggi Manchester non ha più 300mila abitanti come ai tempi di Tocqueville, né è più la fucina del progresso globale. Resta però un hub economico di grande rilevanza, il fulcro di un’area metropolitana tra le più dinamiche d’Europa: la Greater Manchester. Così dinamica che negli ultimi anni autorevoli media hanno proposto di spostare la capitale da Londra a Manchester.

Speculazioni giornalistiche a parte, bisogna ammettere che Manchester merita il soprannome di “seconda città britannica”. Vanta 2,8 milioni di abitanti (stime 2016) su una superficie di quasi 1.300 km2, per un GVA di circa 60 miliardi di sterline. Numeri rilevanti, che fanno della Greater Manchester la seconda area urbana più rilevante dopo Londra a livello economico (e la terza sul piano demografico). Da sola la Greater Manchester genera quasi il 40% di tutto il GVA della regione del North West, a sua volta il terzo motore economico del Regno Unito (prima ci sono Londra e la South East England).

Dati e fatti dalla Greater Manchester

Il tasso occupazionale nella metropoli è vitalissimo. Merito del mix di industrie innovative che prosperano nell’area: dai servizi finanziari e professionali al settore della creatività, dalle ICT all’innovazione sanitaria. Secondo i dati ricavati con Atoka, la Greater Manchester è sede di quasi 190mila aziende.

A parte il gigante Londra, irraggiungibile, l’area metropolitana di Manchester è superata nel Regno Unito soltanto dall’area del Surrey, East and West Sussex (259mila aziende) e dall’area del Berkshire, Buckinghamshire and Oxfordshire, che può contare su 211mila imprese. Come nel resto del UK, anche nella Greater Manchester la maggioranza delle aziende sono private limited company (plc): quasi 180mila, mentre le public limited company sono appena 258.

Un tempo la Greater Manchester era il fiore all’occhiello di quella “Fabbrica del mondo” che era il Regno Unito. Oggi, dopo decenni di deindustrializzazione e trasformazioni economiche profonde, l’area ha un tessuto economico molto diverso. Manchester, per esempio, non è più rinomata per le sue fabbriche, ma per i suoi centri di ricerca e alta formazione (ad esempio il Manchester Biomedical Research Centre, o il Manchester Institute of Innovation Research); per le prodezze sportive delle sue squadre di calcio; per musei e mostre di prim’ordine, e per una scena startup di grande vitalità.

Nell’area hanno sede cinque università, che ne fanno la terza località con più studenti di tutta l’Inghilterra. L’Università di Manchester è il secondo ateneo più grande del Regno Unito, e tra docenti e studenti (passati e presenti) annovera nelle sue file 25 Nobel (e altri geni come Alan Turing, che negli anni ’50 lavorò alacremente alla famosa Manchester Automatic Digital Machine).

Dati e fatti dalla Greater Manchester

Nello stemma mancuniano (si dice così; l’etnonimo deriva da Mancunium, nome di un forte romano locale) figurino delle api, simbolo di operosità. Tuttavia tra i mancuniani più famosi del mondo non figurano gli industriali e gli ingegneri che generarono il boom di due secoli fa, ma artisti, sportivi, scienziati quali il Nobel per la fisica J. J. Thomson ecc…

Questa trasformazione, iniziata già nella prima metà del Novecento, ed esplosa nelle ultime tre decadi, si rispecchia nella struttura economica della Greater Manchester. Secondo Atoka, vero e proprio motore di ricerca sulle aziende britanniche, la categoria di aziende più affollata è la SIC M (professional, scientific and technical activities), composta da 28mila realtà; al secondo posto ci sono le aziende che svolgono administrative and support service activities (SIC N), con 25.500 rappresentanti; al terzo posto figurano le attività commerciali, con 21.000 aziende (SIC G).

Le aziende del settore della costruzione (SIC F) sono 16mila. Un dato che non stupisce, specie se si considera che in questi anni l’area metropolitana, e in particolare la città di Manchester, ha visto la realizzazione di importanti progetti edilizi e di riqualificazione urbana. Ad esempio il centro culturale Home, iniziativa da 25 milioni di sterline che ha ridato linfa a una tradizione musicale e artistica vivacissima. Altri 30 milioni sono andati alla rinascita di quello che oggi è il Manchester Central.

Invece le aziende attive nell’information and communication sono 14mila. Un numero di un certo peso. D’altra parte a Manchester l’attenzione per le nuove tecnologie è sempre più forte. Come e più di altre città dell’Inghilterra del nord, quali Liverpool e Leeds, Manchester sta poi beneficiando del cosiddetto “north shoring”, neologismo per descrivere il trend, sempre più forte, di startup e aziende londinesi che traslocano nelle dinamiche, ma più vivibili (e low-cost), città del nord.

La Greater Manchester è considerata una “creative powerhouse” di rilevanza europea. A parte la già citata MediaCity, e un arcipelago di PMI della creatività, hanno sede prestigiosi musei, gallerie, teatri… Questo “rinascimento mancuniano” contribuisce a tenere alto il livello di qualità della vita, e a trattenere i giovani. Del resto la popolazione dell’area è quella che cresce di più in tutto il paese.

Dati e fatti dalla Greater Manchester

Manchester è un hub dei trasporti; e infatti le aziende della SIC Transportation and Storage sono 9mila. Già famosa nel XIX secolo per il Manchester Ship Canal, che collegava la città al mare aggirando il congestionato porto di Liverpool (all’inaugurazione partecipò la regina Vittoria in persona), oggi la Greater Manchester vanta eccellenti infrastrutture, in particolare un’ottima rete stradale, e un aeroporto che è il terzo più affollato del Regno Unito.

E il manifatturiero? Quello che un tempo era il pilastro dell’economia di Manchester resta un settore rilevante, ma non il più rilevante. Nel complesso le aziende manifatturiere sono quasi 9mila, soprattutto PMI.

Nel complesso, delle 190mila aziende mancuniane, in 24mila hanno un sito web, ossia quasi il 13%. Circa un terzo delle imprese manifatturiere ha una propria presenza sul web: segno che il secondario qui ha una gran voglia di modernizzarsi, e di non fare la fine degli antichi cotonifici – oggi buoni, al massimo, come esempio di archeologia industriale.

La redazioneDati e fatti dalla Greater Manchester, opportunità di business per le aziende italiane.
Share this post

Join the conversation

Related Posts