Dati e fatti dal Galles, “terra dei draghi” che attira FDI e punta sulla knowledge economy

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Per molti imprenditori e professionisti italiani il Galles è una “terra incognita”. Eppure questo territorio, famoso soprattutto per i paesaggi suggestivi, e il ricco patrimonio culturale (si pensi alla diffusione del gallese, lingua celtica parlata da 700mila persone nel Regno Unito), è anche molto interessante dal punto di vista commerciale ed economico. Per esempio, costituisce la piattaforma ideale per accedere a un mercato, quello britannico, che è uno dei più importanti d’Europa (e del mondo), grazie a 65 milioni di consumatori e a 4 milioni di aziende.

Tra il 2016 e il 2017, il Galles ha attirato 85 progetti di investimento straniero diretto (FDI), in grado di generare quasi 2.600 posti di lavoro.1
Un risultato positivo, specie se si considera i numeri di altri territori come l’Irlanda del Nord (34 progetti), la North East (69 progetti), le East Midlands (74 progetti). A far gola agli investitori stranieri in Galles sono, in particolare, i settori del biotech, del medtech e della farmaceutica, alcuni segmenti del manifatturiero avanzato, il comparto culturale, il turismo. E non si dimentichi che Londra dista da Cardiff (la capitale del Galles) poco meno di tre ore d’auto, o due di treno ad alta velocità.

Certo, il Galles è la seconda più piccola nazione costitutiva del Regno Unito dopo l’Irlanda del Nord. Con i suoi 20.800 km2 di superficie, ha un’estensione di poco superiore a quella della Puglia. La sua popolazione ammonta a 3 milioni di abitanti, e il suo GVA sfiora i 56 miliardi di sterline: un dato superiore soltanto al GVA dell’Irlanda del Nord, e al GVA della North East.2

galles, knowledge economy

Tuttavia, a differenza della Scozia e dell’Irlanda del Nord, il Galles è un importatore netto, al pari dell’Inghilterra (fatte le debite proporzioni). Nel 2016 ha importato beni per quindici miliardi di sterline. I suoi principali fornitori sono gli USA, la Cina e la UE, dai quali acquista soprattutto macchinari, materie prime, prodotti chimici, arredo. Il suo export è costituito in primis da macchinari, ma in Italia il prodotto gallese di gran lunga più rinomato è l’agnello IGP…

È una nazione antica, il Galles. Ricca di leggende, come quelle di Re Artù, di Merlino e della bella Branwen, è soprannominata la “terra dei draghi”. Tanto è vero che la sua bandiera effigia un drago rosso (Y Ddraig Goch, in gallese) su campo bianco e verde. Nonostante siano passati secoli, il Galles non ha dimenticato di essere stato, nell’Alto Medioevo, indipendente, seppur frantumato in una congerie di signorie rissose; e a dispetto della conquista inglese nel XIII secolo, ha saputo preservare nei secoli una propria identità culturale, sociale e anche politica, che la Devolution ha accentuato. Oggi il Galles vanta un’Assemblea nazionale (Cynulliad Cenedlaethol Cymru, in gallese) con poteri di rilievo, anche se meno ampi di quelli del Parlamento scozzese o dell’Assemblea dell’Irlanda del Nord.

Negli ultimi anni una delle priorità del paese è stata il rilancio dell’economia locale. Che dagli anni ’50 in poi ha subito una profonda, e spesso dolorosa, trasformazione, con la chiusura delle miniere di carbone e degli stabilimenti siderurgici. Ormai è evanescente il ricordo del boom industriale di inizio ‘900, quando il Galles produceva un terzo del carbone del mondo, e nel porto di Cardiff operavano un centinaio di compagnie marittime (avrebbe ricordato in seguito un giornalista del luogo: “a Cardiff i poveracci erano diventati principi mercanti, e sembrava che ogni nave che attraccava avesse un carico d’oro”).

Come nel resto del Regno Unito, anche nel Galles contemporaneo l’obiettivo è quello di trasformare l’economia in una “knowledge economy” in grado di attirare FDI e talenti dal resto del paese e internazionali.

Facendo leva, in primis, su una forza-lavoro di qualità: per esempio, il 33% della popolazione gallese in età da lavoro ha una laurea, un dato lontano da quello dell’Inner London (60%), ma superiore a quello di altre regioni come le East Midlands, le West Midlands, la North East… Il costo del lavoro, poi, è di gran lunga uno dei più bassi del Regno Unito.3

knowledge economy

Uno dei talloni d’Achille dell’economia gallese è la produttività, tra le più basse del Regno Unito. In compenso il tasso di disoccupazione è relativamente contenuto: 4,7% a fine 2017. Peggio della Scozia (4,1%) e dell’Irlanda del Nord (3,9%), ma meglio per esempio del North East (5,9%), delle West Midlands (5,3%) e persino di Londra (4,9%). Il settore pubblico è un importante datore di lavoro: vale oltre un quarto dell’occupazione, mentre nel Regno Unito circa un quinto; in Galles hanno sede, per esempio, i quartier generali di vari enti governativi britannici. Questo contribuisce alla tanto decantata stabilità sociale di un territorio che però, negli ultimi vent’anni, ha puntato sempre di più sulla libera impresa.

Secondo i dati di Atoka, il motore di ricerca sulle aziende britanniche, in Galles hanno sede 112mila imprese. Come nel resto del paese, anche qui prevalgono le private limited company (plc), che sono 106mila; le public limited company sono 73, e le private unlimited company solo 61. La struttura del tessuto economico gallese vede la prevalenza di imprese della SIC M (professional, scientific and technical activities): oltre 17mila realtà. Seguono le aziende del settore delle costruzioni (SIC F), che sono circa 14.600, e le 11.200 imprese del settore commerciale (SIC G). Al quarto posto vi sono le administrative and support service activities (SIC N) con 10.800 aziende, e al quinto le aziende dell’informazione e della comunicazione, con quasi 8.200 imprese.

Le aziende del manifatturiero sono 7.200, e quasi una su tre è dotata di un sito web. I grandi impianti industriali del XX secolo hanno ceduto il passo a stabilimenti moderni come quello di Broughton, nel Galles settentrionale, che dà lavoro a 6mila persone e realizza cassoni alari per un colosso aerospaziale; in totale, hanno sede in Galles 160 aziende del settore difesa e aerospazio, per un’occupazione di circa 20mila persone. 150 sono invece le aziende attive nell’automotive, che danno lavora a 18mila persone e generano ogni anno tre miliardi di sterline. Grazie alla presenza nel territorio di grandi player americani, britannici e asiatici, il Galles sta emergendo come uno dei nuovi hub mondiali dell’industria auto.

Delle 112mila imprese gallesi, la parte del leone la fa, naturalmente, la capitale Cardiff, che vanta quasi 26mila aziende. Oltre a essere, con i suoi 362mila abitanti, il maggior centro del Galles, la città è anche un importante polo economico, culturale e scientifico del Regno Unito. “The closest European capital to London”, come ama definirsi Cardiff, vanta per esempio ben tre università, per un totale di quasi 80mila studenti. Nella capitale hanno sede pure importanti centri di ricerca e innovazione. Questo si riflette sul livello della forza-lavoro locale, altamente qualificata; e infatti Cardiff è tra le città britanniche con la maggior percentuale di adulti in età da lavoro dotati di laurea o PhD.

È una città che esporta, Cardiff. Non soltanto beni, ma servizi, specie verso l’Unione Europea. Negli ultimi anni la città ha puntato con crescente convinzione sul manifatturiero innovativo, e sul terziario avanzato, ad esempio la finanza, le attività professionali, scientifiche e tecniche, il comparto creativo-culturale. Particolarmente dinamica l’industria cinetelevisiva: alla periferia di Cardiff sono state girate importanti serie TV, mentre nella vicina Swansea sono state effettuate le riprese non solo di film indipendenti, ma anche di blockbuster hollywoodiani.

Un vantaggio di Cardiff, e del Galles in generale, sono i prezzi del mercato immobiliare. Che rimane accessibile, specie se confrontato con città come Londra o Bristol. Per trovare città medio-grandi con case e uffici ancora più a buon mercato bisogna finire quasi in Cornovaglia, ad Exeter nel Devon, o su a nord a Liverpool. Un altro asset di Cardiff è la qualità della vita, una delle più alte d’Europa.

Tra i suoi punti di forza, la vita culturale e artistica, retaggio del secolare amore gallese per la poesia, il canto e la musica. Rinomata per i suoi festival e la sua scena musicale (e infatti è una popolare meta turistica), la città vanta importanti teatri e strutture di prestigio, e ben 772 imprese del settore Attività artistiche, sportive, di intrattenimento e divertimento (SIC R), secondo Atoka. In tutto il Galles, le aziende del SIC R sono quasi 4.100: un dato regionale tra i più rilevanti del Regno Unito, e una conferma del rinnovato dinamismo economico gallese.

 

fonte: governo UK
fonte: Office for National Statistics  (public sector information licensed under the Open Government Licence v3.0)
fonte: Office for National Statistics  (public sector information licensed under the Open Government Licence v3.0)

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