Il Data Scientist è fondamentale per creare servizi come Atoka

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Nel nuovo editoriale “IL DATA SCIENTIST, MESTIERE DI DOMANI (E DI OGGI)“ pubblicato su “Gli Stati Generali“, Michele ci parla del Data Scientist, una figura professionale essenziale per gestire tutto quel mondo di dati dietro l’economia dell’algoritmo citata qualche tempo fa.
Non è un caso che negli ultimi anni siano nati sempre più percorsi di formazione per rispondere a questa esigenza di competenze: dalla recente iniziativa di Tim e Ericcson, a quello promosso dall’università Ca’Foscari, agli altri giunti alla quinta edizione come l’iniziativa piemontese Big Dive, o alla seconda edizione come il master Big Data di Pisa).

Ultimamente è tornata a rimbalzare sui social media italiani una battuta provocatoria fatta nel 2013 da Dan Ariely, docente di psicologia ed economia comportamentale presso l’americana Duke University: “I big data sono come il sesso tra adolescenti: ognuno ne parla, nessuno sa davvero come farlo, ognuno pensa che tutti gli altri lo stiano facendo, così ognuno dice di farlo…”

In effetti l’era dei Big Data è solo agli inizi, quindi è normale che si fatichi a individuare tutte le possibili applicazioni di una tecnologia intrinsecamente così dirompente. E in realtà il suo potenziale è tale che oggi, forse, è impossibile anche soltanto immaginare la portata di questa rivoluzione, persino per il più creativo tra i tecnologi e il più profetico tra i romanzieri. D’altra parte Thomas Edison e H. G. Wells, pur con tutta la loro genialità, avrebbero potuto prevedere le conseguenze a lungo termine della rivoluzione dell’elettricità, smartphone e intelligenza artificiale inclusi?

C’è chi ci prova, a capire cosa faranno i Big Data da grandi (ok, mi rendo conto che la battuta non suona poi così bene…) Un nome su tutti: Forrester Research, società di analisi di mercato e tecnologia quotata al Nasdaq, che in un recente report ha cercato di valutare la maturità e le parabole di sviluppo di 22 tecnologie inerenti i dati, dall’analisi predittiva alla virtualizzazione dei dati (per scoprire che cos’hanno scoperto, qui il link a un articolo a riguardo di Gil Press, giornalista di Forbes).

In ogni caso, non serve aspettare il 2035 per capire che i data scientists hanno di fronte a sé un brillante futuro. Già oggi quella dei big data è un’industria reale e vitale, che inizia a dare risultati concreti. Molto concreti.

Prosegui la lettura nel blog all’interno di “Gli Stati Generali”

Il Data Scientist è già riconosciuto tra le professioni del Web

Il ruolo del Data Scientist è tra quei profili professionali riconosciuti ufficialmente dalla norma tecnica UNI 11621-1/4, frutto di un grande lavoro di mappatura costruito su un modello di riferimento condiviso su scala europea (e-Competence Framework 3.0). L’incontro tra domanda e offerta nel mondo del lavoro viene enormemente semplificato, dato che entrambe le parti parlano lo stesso linguaggio, elemento non scontato per tutte quelle professioni legate al Web e in generale alle tecnologie ICT, ambiti che cambiano e evolvono troppo velocemente per essere facilmente riconosciuti e compresi dai non addetti ai lavori.

Se pensiamo alla complessità dei dati alla base del funzionamento di Atoka, le competenze del Data Scientist diventano basilari:
atoka-dati

Per approfondire

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1 comment

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  • Fabio - 24 giugno 2016 reply

    Secondo me il Data Scientist non è un professionista, ma un artista. Il mondo dei dati è talmente vasto, mutevole e complesso che non servono strutture mentali verticali ma orizzontali.

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