Carreras, CEO di U-Hopper: con Atoka facciamo il salto al B2B

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In Italia Trento, la “Silicon Valley delle Alpi”, ha la più alta densità di startup in relazione alla densità di società di capitale. E si tratta, spesso, di startup innovative per davvero, in grado di trasformare i risultati della ricerca in tecnologia e business concreti. Ne è un bell’esempio U-Hopper, startup nata nel 2010 e che oggi dà lavoro a otto persone fatturando mezzo milione di euro. «Siamo una realtà specializzata nell’analisi di grandi quantità di dati provenienti da una molteplicità di fonti, come social network o dispositivi mobile, e abbiamo sviluppato la capacità di estrarre da questi dati informazioni a scopi di marketing e ora anche di business» ci spiega Iacopo Carreras, CEO di U-Hopper.

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40 anni, pisano, una laurea in ingegneria delle telecomunicazioni, un passato in azienda e un dottorato in scienze informatiche, Carreras crede molto nella capacità di usare i big data per il marketing, per creare efficienze e nuove opportunità. «Uno dei nostri strumenti di punta è Tapoi (www.tapoi.me), che permette di profilare le attività degli utenti sui social network, consentendo alle aziende, ad esempio, di rivolgere alla persona una comunicazione accurata e personalizzata, che non le faccia perdere tempo» racconta.

U-Hopper opera in un settore affine a quello di SpazioDati. Non a caso esiste una sinergia tra le due startup. «Apprezziamo molto Dandelion API, uno strumento sul quale puntiamo da sempre: un motore semantico robusto, affidabile e forte con un alto grado di flessibilità – dice Carreras – E ora utilizziamo anche Atoka, innovativo strumento di sales intelligence e lead generation a cui ci appoggiamo per sviluppare nuove soluzioni B2B».


Prima di tutto, Iacopo, raccontaci un po’ di te…

Dunque, io ho un background tecnico. Sono originario di Pisa, dove ho studiato ingegneria delle telecomunicazioni. Subito dopo la laurea ho lavorato per un paio di anni nell’industria software, in particolare in un’azienda del gruppo Telecom, sia come sviluppatore sia come software architect, in ogni caso sempre nell’ambito della produzione software (specialmente software web). Successivamente, alla ricerca di nuovi stimoli, mi sono avvicinato al mondo della ricerca e ho iniziato a lavorare al centro CreateNet di Trento, e al contempo ho iniziato un dottorato di ricerca con il CNR di Pisa.

Ho lavorato a CreateNet per diversi anni, sempre dedicandomi alla ricerca applicata, a mio parere il modo migliore per valorizzare l’esperienza industriale avuta in Telecom. Nel corso del mio dottorato, anche in forza di questo approccio “applicato”, mi è nata l’idea di lanciare un’attività imprenditoriale su alcuni temi che avevo già iniziato ad approfondire. E così è nata nel 2010 U-Hopper, grazie a un bando di seed-money della Provincia autonoma di Trento, che ci ha consentito di avviare le attività… L’azienda però è diventata davvero operativa solo nel 2012, quando abbiamo assunto la prima persona. Da allora siamo cresciuti: oggi in U-Hopper lavorano otto persone.

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Come vanno gli affari Iacopo?

Non ci lamentiamo. Abbiamo, sostanzialmente, due filoni di reddito. Il primo sono i progetti di ricerca, che sono per così dire la leva finanziaria con cui abbiamo avviato le attività; i secondi sono invece i prodotti commerciali che abbiamo sviluppato nel tempo e che, piano piano, stiamo commercializzando sempre di più. Abbiamo avuto la fortuna di rimanere sempre in attivo, e il fatturato è andato raddoppiando di anno in anno, grazie ai professionisti che mano a mano si sono aggiunti al team. Una svolta c’è stata l’anno scorso, quando abbiamo superato il mezzo milione di euro.

Cosa fa U-Hopper?

U-Hopper si è specializzata nell’analisi di grandi quantità di dati, che possono provenire da varie fonti, come i social network o i dispositivi mobile, e ha sviluppato la capacità di estrarre da questi dati informazioni a scopi di marketing e presto anche di business. Uno dei nostri prodotti, Tapoi, permette di analizzare ciò che fanno gli utenti sui social network, ad esempio cercando di capire le loro preferenze e i loro interessi, in modo da erogare un servizio migliore o veicolare contenuti personalizzati, non noiosi e non inutili.

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Insomma, Tapoi è uno dei vostri prodotti di punta no?

Sì, Tapoi è uno strumento a mio parere assai valido per questo tipo di profilazione, che può essere utilizzata in vari ambiti e contesti economici. Voglio dire, il tema della profilazione è per sua natura trasversale. Lo si può applicare per esempio al mondo del turismo: noi siamo in grado di dire, partendo dalle azioni di un utente sui social network, se è interessato al turismo enogastronomico, o invece a quello culturale, sportivo, del benessere e così via; e questo ovviamente è un tipo di informazione molto interessante e utile per chi lavora in questo settore, perché così riesce a essere assai più efficace nella sua proposta, e quindi ad avere un miglior tasso di conversione. Ovvio, il concetto non si applica solo al turismo; pensiamo ad esempio a un grande editore con un catalogo di libri fiction e non fiction molto ampio: magari alla lettrice X interessano i thriller scandinavi e i saggi economici, mentre al lettore Y solo le tragedie di Marlowe e le biografie dei calciatori.

Quali feedback avete avuto su Tapoi a livello di utenti e clienti?

Feedback positivi, anche se vogliamo potenziare Tapoi ancora di più! Dicono che si tratta di uno strumento molto interessante e utile, e soprattutto molto attuale perché ormai ogni utente è presente su parecchi canali diversi, ed è anche presente in modi diversi in ciascuno di questi canali. Questo significa che è possibile raccogliere, diciamo così, pezzettini di informazione da ciascuno di questi canali, e quindi avere la capacità di aggregarli, analizzarli, estrarne la conoscenza è un know-how molto richiesto e molto attuale. Naturalmente la sfida qui è che i dati sono molti ma anche assai rumorosi.

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In poche parole la difficoltà è scremare tutte le info non significative al fine di estrarre quelle poche che sono sufficientemente robuste e affidabili da poter essere utilizzate in un contesto di business.

Ok… una curiosità: perché U-Hopper si chiama così?

Lunga storia: uno dei temi che erano oggetto del mio dottorato e delle attività di ricerca nel centro CreateNet riguardava le comunicazioni cosiddette opportunistiche, cioè quelle che avvengono tra due persone in prossimità fisica, per esempio due persone che fanno la fila alla cassa del supermercato o che si incrociano per strada. Il nome di U-Hopper ricorda il grillo, che salta da un punto all’altro, e in effetti l’informazione fa un po’ lo stesso, salta da una persona all’altra. È un nome che ci piace, a cui siamo molto affezionati, anche se naturalmente ciascun prodotto ha il proprio nome e la propria identità.

E qual è la vostra relazione con i prodotti di SpazioDati?

Tutto quello che facciamo si basa molto sull’analisi testuale dei dati che raccogliamo, e per farla è fondamentale avere un motore robusto, affidabile e forte, che permetta di analizzare questi dati, estrarne conoscenza e strutturarli, allo scopo di utilizzarli per le nostre finalità, e Dandelion API è ciò che fa per noi. Si tratta di uno strumento sul quale puntiamo da sempre: infatti è stato concepito per essere utilizzato da terzi, quindi ha un approccio più moderno di quello degli altri motori semantici, un po’ troppo tradizionali e poco flessibili; insomma, ci siamo trovati subito bene con Dandelion e con la filosofia di SpazioDati, che si basa su un approccio aperto ai dati e alla conoscenza…

E poi c’è Atoka, nuovo strumento di sales intelligence e lead generation. Per capire il nostro interesse per Atoka occorre una premessa. Fino a oggi noi di U-Hopper ci siamo focalizzati su scenari B2C, ma ora stiamo iniziando ad esplorare scenari B2B, estendendo così il nostro raggio d’azione ad altri settori. Faccio un esempio: analizzare i social per capire le strategie e gli interessi delle aziende, la direzione in cui si muovono… Ecco, a questo riguardo Atoka è molto interessante, perché raccoglie tutte le informazioni istituzionali di un’impresa, e le collega con una mole enorme di informazioni non strutturate distribuite sul web; vogliamo capire come queste info si possano sposare con le informazioni aggiornatissime che estraiamo noi.

Insomma, esiste una sinergia tra SpazioDati e U-Hopper…

Sì, esatto, lo si è visto anche ad HackAtoka… In realtà lavoriamo insieme da quando siamo sbarcati a Trento, del resto Michele [Barbera, CEO di SpazioDati] e io siamo entrambi di Pisa, abbiamo fatto pure lo stesso liceo, quindi [ride] ci conosciamo proprio da un bel po’ di tempo…

Quali sono le prossime mosse di U-Hopper?

Da un lato estendere, come dicevo poco fa, la nostra offerta a scenari B2B, cosa che per ora non siamo in grado di fare e sulla quale stiamo lavorando. Ciò richiede anche di modificare un po’ la nostra offerta standard, andando un po’ di più verso un’offerta a progetto, con estrazioni di dati specifiche su temi specifici.

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Non solo: stiamo anche aggiungendo nuove funzionalità a Tapoi in ottica B2C, perché abbiamo visto che è molto importante (al di là dell’estrazione della conoscenza sugli utenti) avere un canale di ritorno che permetta poi di interagire con questi utenti in tempo reale, in maniera profilata e personalizzata. Ecco come mai stiamo sviluppando degli strumenti per chiudere proprio questo loop. Il processo è in realtà abbastanza semplice: prima si raccolgono i dati, li si analizza semanticamente grazie a Dandelion API, e si estrae della conoscenza che poi può essere usata o in tempo reale o sulla base di determinate regole, per ingaggiare l’utente in certe azioni di marketing…

E qui entra in gioco Atoka, che è funzionale al vostro passaggio al B2B…

Sì, esatto, e infatti stiamo studiando in che modo realizzare una sorta di social enrichment dei profili aziendali raccolti da Atoka. In realtà le due tecnologie si sposano e completano, perché su Atoka si può trovare il profilo di ogni azienda, che noi vogliamo arricchire con tutta una serie di informazioni social. Senza dimenticare che con Atoka non abbiamo soltanto le informazioni sul fatturato di un’impresa, quanti dipendenti ha e così via, ma anche i suoi account social, che sono un po’ il nostro punto di partenza per fare parecchie altre cose. Per esempio, monitorare aziende competitor o cluster di aziende e vedere come parlano di certi temi, chi sono i più attivi sui social, verso quali direzioni ci si muove e così via…

Cosa si potrebbe migliorare di Atoka?

Atoka sta crescendo in modo significativo, però a mio parere si può migliorare ulteriormente la qualità di alcuni dati. E poi, dato che si tratta di uno strumento di lead generation, pensiamo che sarebbe bello avere più informazioni e dettagli, ad esempio sui ruoli aziendali e manageriali… Questo renderebbe ancora più efficace non solo l’analisi delle imprese, ma anche eventuali prese di contatto.

La redazioneCarreras, CEO di U-Hopper: con Atoka facciamo il salto al B2B
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