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Alle aziende italiane il Black Friday piace

Si dice che il venerdì porti sfortuna. Ma c’è un venerdì che i commercianti trovano davvero fortunato, specie i commercianti americani: è il Black Friday, chiamato così – secondo la leggenda – perché in quel giorno si farebbero così tanti affari da trasformare il passivo (il rosso, appunto) in attivo (il sospirato nero). Di sicuro il Black Friday dà il la alla stagione dello shopping invernale, che toccherà il culmine nei giorni subito prima di Natale. Negli Stati Uniti il Black Friday è ormai un appuntamento imperdibile per decine di milioni di consumatori.

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La nuova feature import di Atoka, esempio vero di sales intelligence 2.0

“The money is in the list” sono soliti ripetere gli esperti di marketing americani. Vero, ma se la lista è vecchia, poco aggiornata, o semplicemente povera di contenuti, più che generare profitto, fa perdere tempo e opportunità di business. D’altra parte, tutte le aziende – siano esse PMI, grandi imprese o startup innovative – hanno le proprie liste-clienti, che sono indiscutibilmente asset da proteggere e valorizzare. Proprio per questa ragione è stata creata la nuova feature “importa le tue liste”.

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L’universo del fare vino italiano, nei dati Atoka

L’Italia è la terra del vino. Lo era duemila anni fa, quando il leggendario Falernum e il celebre Mamertinum venivano esportati in tutta Europa, e lo è ancora oggi. Secondo i dati ricavati con Atoka le aziende vinificatrici della penisola sono quasi 45mila: 43mila appartengono all’Ateco 01.21 (coltivazione di uva)[1], 1.174 sono aziende impegnate nella produzione di vini da tavola e v.q.p.r.d. – acronimo che indica il vino di qualità prodotto in regione determinata – (Ateco 11.02.1), e 154 sono le aziende che invece producono spumante e altri vini speciali (Ateco 11.02.2).

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Il “nuovo triangolo industriale” nei dati di Atoka

Ultimamente i media nazionali parlano (ad es. qui e qui) di un “nuovo triangolo industriale” che avrebbe come vertici i poli urbani di Milano, Padova e Bologna, e che includerebbe territori dalla profonda vocazione manifatturiera come Vicenza, Brescia, Modena. In effetti la Lombardia, il Veneto e l’Emilia-Romagna sono oggi il motore più potente dell’economia italiana, e il pilastro dell’export nazionale. Secondo i dati ricavati con Atoka, nelle tre regioni del Centronord hanno sede oltre 1,8 milioni di aziende.

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Qualche dato sulle aziende italiane che fabbricano mobili

Mobile. In questi giorni, ovviamente, è una delle parole più gettonate dai media italiani. E in effetti il mobile è uno dei pilastri dell’export italiano. Il saper fare italiano nel settore dell’arredo ha radici antiche. Anzi, antichissime. Già nel XVI secolo i falegnami, i carpentieri e i tappezzieri italiani, specie lombardi e veneti, erano famosi in tutta Europa, e quando un principe austriaco, polacco o russo voleva una magione davvero sfarzosa, convocava a corte architetti e artigiani italiani.

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Un po’ di dati sull’automotive italiano, motore dell’economia

Anche se è lontano il 1980, quando Torino era soprannominata “la Detroit d’Europa” e l’Italia era uno dei leader mondiali nella produzione di veicoli, da qualche anno l’automotive italiano è in forte ripresa. Questa è senz’altro una buona notizia per l’economia, dato che il settore è uno dei pilastri del manifatturiero nazionale. Perché, oltre alla produzione vera e propria di auto e veicoli commerciali, l’automotive ha un indotto immenso, che va dai concessionari alle autofficine, dai gommisti ai produttori di componenti.

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Un po’ di dati sulle aziende culturali di Parma, capitale della cultura 2020

Capitale italiana della cultura 2020 sarà la città di Parma. Una bella scelta, considerando che il Parmense ha dato i natali a pesi massimi della cultura italiana come Giuseppe Verdi, Arturo Toscanini, il Parmigianino, Bernardo Bertolucci, e che vanta un patrimonio architettonico, artistico ed enogastronomico di rilievo globale (non a caso è Città creativa per la gastronomia dell’Unesco, e sede dell’AESA). Ma se è vero che con la cultura si mangia, e anche bene, quante sono le aziende del parmense attive in ambito culturale?

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UK leader dell’innovazione, e il caso dell’Oxfordshire, hub hi-tech

L’Oxfordshire offre alle imprese hi-tech un validissimo ecosistema dell’innovazione. Oltre al celeberrimo ateneo, che le graduatorie internazionali classificano come uno dei migliori del mondo, la contea vanta un’altra università di rilievo mondiale e grossi centri di ricerca, parchi high-tech, cliniche universitarie ed ottimi collegamenti con Londra, capitale del VC europeo. Naturalmente il capitale umano locale è tra i più qualificati del Regno Unito. Ancora, la città di Oxford non conosce rivali.

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Dati e fatti dal Galles, “terra dei draghi” che attira FDI e punta sulla knowledge economy

Per molti imprenditori italiani il Galles è una “terra incognita”. Eppure questo territorio, famoso soprattutto per i paesaggi suggestivi, e il ricco patrimonio culturale (si pensi alla diffusione del gallese, lingua celtica parlata da 700mila persone nel UK), è anche molto interessante dal punto di vista commerciale ed economico. Per esempio, costituisce la piattaforma ideale per accedere a un mercato, quello britannico, che è uno dei più importanti d’Europa, grazie a 65 milioni di consumatori e a 4 milioni di aziende.

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Dati e fatti dalla Greater Manchester, opportunità di business per le aziende italiane.

“Manchester is as great a human exploit as Athens”. Così diceva un personaggio del romanzo Coningsby. Oggi Manchester non ha più 300mila abitanti come ai tempi di Tocqueville, né è più la fucina del progresso globale. Resta però un hub economico di grande rilevanza, il fulcro di un’area metropolitana tra le più dinamiche d’Europa Dati e fatti dalla Greater Manchester, opportunità di business per le aziende italiane.

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